Sindaci, commissariamenti e coalizioni allargate: una riflessione senza bandiere sulla politica locale
In verità credo che molti cittadini, forse la maggior parte, quelli che chiedono semplicemente che l’amministrazione comunale gli renda la vita un po’ meno complicata e possibilmente non gliela peggiori, guardino certe polemiche con più disappunto che entusiasmo.
Io continuo a pensare che questa amministrazione sia perfettamente dentro la continuità di quelle precedenti. Da quando eleggiamo direttamente il Sindaco, Nocera Inferiore ha avuto Matteo Forte, Aldo Di Vito, Antonio Romano, Manlio Torquato e Paolo De Maio. Cinque nocerini diversi per carattere, stile e modo di amministrare: chi più accomodante, chi più incisivo, chi più prudente, chi più coraggioso. Tutti, però, hanno dedicato anni della propria vita alla città, sacrificando spesso tempo, serenità e pezzi di vita familiare.
Qualcuno avrà amministrato meglio, qualcuno peggio. Qualcuno ha trovato condizioni più favorevoli, altri montagne da scalare. Dire però che abbiano arrecato danni alla città mi sembra sinceramente ingeneroso.
I danni veri li hanno fatti quelli che questa città l’hanno fatta commissariare. E qui un nome viene spontaneo: il generale Cirielli. Il “prode Cirielli”, verrebbe da dire. Non una volta. Tre volte. Perché una poteva essere un incidente, due una coincidenza, tre iniziano a sembrare una forma d’arte amministrativa.
E quando si arriva addirittura a mandare a casa un Sindaco dopo un giorno, come accadde a Torquato, siamo direttamente alla “follia” istituzionale.
Noi viviamo in un territorio difficile: il Sud si porta dietro problemi storici e strutturali, ma anche perché Nocera ha peculiarità urbanistiche che non l’aiutano — un’autostrada al centro della città, palazzoni che hanno tolto aria e luce, poche strade, traffico, inquinamento. Governare qui non è esattamente una passeggiata di salute.
I Sindaci lavorano con personale ridotto, risorse limitate e uffici spesso lasciati soli da anni. E non sempre con professionalità adeguate. Però, nella stragrande maggioranza dei casi, fanno quello che possono. Questo almeno andrebbe riconosciuto, anche da chi critica.
Ho seguito poi la polemica di questi giorni sul fatto che il Sindaco De Maio abbia coinvolto una parte consistente dell’opposizione nella scrittura di un programma per la città. E sinceramente mi sfugge lo scandalo.
Anzi, da un certo punto di vista bisognerebbe quasi complimentarsi: portare dalla propria parte tre ex candidati sindaci richiede abilità politica, pazienza e probabilmente anche discrete capacità diplomatiche.
Poi davvero vogliamo fare finta di cadere dal pero? Ho 53 anni. Se iniziassi a raccontare le giravolte, gli incroci, i cambi di campo e gli improvvisi innamoramenti politici degli ultimi vent’anni, rischieremmo di farne uno spettacolo teatrale. E queste dinamiche hanno attraversato indistintamente tutte le coalizioni. Tutte. Nessuna esclusa.
Se vent’anni fa qualcuno avesse detto che Manlio Torquato, storico riferimento della destra cittadina e persona perbene a cui voglio sinceramente bene, un giorno si sarebbe candidato con il sostegno del principale partito della sinistra, quanti ci avrebbero creduto? Probabilmente pochissimi. Eppure è successo. Perché nei comuni, dove i partiti contano spesso meno delle relazioni personali e dell’azione amministrativa, succedono anche queste cose.
Nello specifico, Antonio Romano, Iannello e D’Alessandro vengono tutti dal centrosinistra. Due di loro sono stati candidati alla carica più alta di quell’area politica, uno è stato anche eletto. D’Alessandro, poi, lo ricordo consigliere comunale nella giunta di centrosinistra guidata da Matteo Forte.
E infine Tonia Lanzetta. Francamente? Una risorsa di cui non farei mai a meno. Preparata, concreta, presente. Uno dei migliori consiglieri comunali degli ultimi anni, al di là di ogni appartenenza politica.
Insomma, si può discutere, criticare, anche litigare politicamente, ma senza trasformare ogni confronto in una guerra perenne. Nocera Inferiore ha bisogno soprattutto di equilibrio, buon senso e persone capaci di collaborare quando serve, al di là delle appartenenze.
Le città non crescono con le tifoserie permanenti o demolendo quotidianamente. Crescono quando chi governa e chi fa opposizione riescono, almeno sulle questioni fondamentali, a ricordarsi che prima delle bandiere viene la comunità. Oggi ho ascoltato un’intervista del “compagno” Vagito, altra risorsa di questa città, e l’ho trovata intelligente ed equilibrata. Io voglio essere fiducioso, perché, nonostante tutti i limiti, le contraddizioni e le difficoltà, questa città ha energie, competenze e persone perbene in ogni area politica e sociale.



