Tutti d’accordo da vent’anni. E allora cosa aspettiamo?

Nel 2022 quattro candidati a sindaco si contrapponevano per amministrare Nocera Inferiore. Bastava leggere i loro programmi per capire che, sui fatti concreti, scrivevano quasi le stesse cose. E molte di quei punti programmatici erano presenti anche nell’agenda di governo del 2017. Oggi tre di quelle coalizioni convergono verso l’amministrazione in carica. C’è chi grida al trasformismo. La verità è più semplice e più scomoda: sui valori e sul priorità per la città la convergenza già c’era già. Quello che ancora manca e che andrebbe costruito è una visione del futuro della città, ambiziosa, coraggiosa, nuova.

Partiamo dal meccanismo, non dall’effetto.

Quando in una città si vota, si è portati a pensare che ogni candidato porti con sé un mondo tutto suo. Idee diverse, priorità diverse, un’altra idea di futuro. È quello che la propaganda elettorale racconta ogni volta ed è quello che gli elettori, in buona fede, credono di scegliere. Poi però i programmi restano scritti. E i documenti, a differenza dei comizi, si possono mettere uno accanto all’altro.

Ho riletto, in queste settimane, i quattro programmi amministrativi del giugno 2022. Quello di Paolo De Maio, oggi sindaco. Quello di Antonio Romano. Quello di Giovanni D’Alessandro. Quello di Tonia Lanzetta. Quattro coalizioni che si presentavano agli elettori come alternative l’una all’altra. E la cosa che salta agli occhi, leggendoli in fila, non è la distanza. È la sovrapposizione.

Prendiamo ad esempio e per cominciare dalle cose concrete la mobilità. il nodo che ogni nocerino sente sulla propria pelle ogni mattina nel traffico.

Romano scriveva di voler realizzare una strada che dal Tribunale collegasse la zona di Grotti e di acquisire dalle Ferrovie il binario dismesso che da via Orlando porta a Codola. D’Alessandro indicava nuove strade, come quella che collega Grotti al Tribunale lungo il tracciato del binario ferroviario dismesso. De Maio prevedeva il recupero della stessa arteria, bivio Grotti e Codola, con percorso ciclopedonale. Lanzetta parlava dell’uso della linea ferrata dismessa alle spalle del Tribunale come opera attesa da troppo tempo. Quattro avversari. Lo stesso binario. La stessa strada. Le stesse parole, quasi.

E non finisce qui. Tutti e quattro volevano i parcheggi di scambio ai margini della città, collegati al centro con navette elettriche. Tutti e quattro la revisione della zona a traffico limitato. Tutti e quattro le piste ciclabili e i punti di ricarica.

I quattro programmi a confronto
Chi propone cosa
Casella piena significa che il tema è presente nel programma con proposte concrete. Le formulazioni non sono sempre identiche.
Tema De Maio Romano D’Aless. Lanzetta
presente non presente o solo accennato

Sui rifiuti più o meno lo stesso. Romano fissava il sessantacinque per cento di differenziata nei primi due anni e l’ottanta per cento a fine mandato, con la tariffa puntuale del “chi meno inquina meno paga”. Lanzetta puntava allo stesso ottanta per cento, con lo stesso principio, con le stesse parole. De Maio rivendicava di essere passato dal trentadue al cinquantasei per cento e di voler arrivare al sessantacinque. Cambiano le cifre di partenza. Non cambia la direzione. E l’ottanta percento dovrebbe essere più che una impegno comune una condizione irrinunciabile per una citta come la nostra.

E poi il consumo di suolo zero, con il recupero del patrimonio edilizio esistente al posto di nuove costruzioni, che ritorna identico in tre programmi su quattro, a volte perfino nello stesso lessico. Il Parco e il Castello Fienga come polo culturale. La messa in sicurezza di Montalbino. Il fiume Sarno. Le aree industriali di Fosso Imperatore e Casarzano da completare. Pagina dopo pagina, gli stessi obiettivi firmati da protagonisti che si consideravano “nemici” fino a pochi mesi fa.

A questo punto la domanda nasce da sé. Se i programmi dicevano le stesse cose, perché quattro coalizioni separate? Perché l’ennesima dura campagna elettorale?

La risposta è quella che molti conoscono ma pochi dicono ad alta voce. La divisione del 2022 non era programmatica. Era di appartenenza, di coalizione. Ci si divideva sui nomi, sulle storie, sulle appartenenze, sui rapporti di forza tra i gruppi. Non sul futuro della città, perché su quello, nei fatti, si era già d’accordo senza saperlo.

E c’è un dettaglio che rende la cosa ancora più evidente. Molti di quei punti che nel 2022 sembravano convergenze sorprendenti tra avversari non nascevano nel 2022. Erano già scritti, parola per parola, nel programma con cui Manlio Torquato si era ricandidato nel 2017, alla guida della coalizione di cui quella di De Maio è la prosecuzione diretta. Il binario dismesso Grotti e Codola con il percorso ciclopedonale verso il Tribunale, la rotatoria all’ingresso dell’autostrada in via Atzori, il tavolo permanente con Trenitalia, il Contratto di fiume sul Sarno, il consumo di suolo zero, il polo culturale del Fienga, la differenziata all’ottanta per cento con la premialità. Tutto questo era già nell’agenda di governo del 2017.

La continuità decennale
Era già scritto nel 2017
Punti già presenti nel programma di governo Torquato del 2017 e riproposti nel 2022, segno della continuità della stessa coalizione.
Le radici delle convergenze
Tra i punti su cui i quattro candidati del 2022 convergevano, questi erano già nell’agenda del 2017. Non nascono dal nulla: gli sfidanti hanno fatto propria un’agenda di governo già esistente.

Vuol dire che diversi degli obiettivi su cui Romano, D’Alessandro e Lanzetta si ritrovavano nel 2022 erano, in realtà, l’agenda di chi quella città la stava già amministrando. Le convergenze non cadevano dal cielo. Erano in buona parte la gemmazione di un lavoro di governo decennale, che gli sfidanti, magari senza dirlo, avevano finito per riconoscere come giusto. È la prova più solida che certi temi non appartengono a uno schieramento e nemmeno a un sindaco. Appartengono alla città e prima o poi tutti finiscono per farli propri.

Ed è qui che bisogna essere onesti, perché la tentazione opposta è dietro l’angolo. Sarebbe comodo concludere che allora avevamo tutti ragione, che la convergenza era già pronta e bastava riconoscerla. Non è così. Nel 2022 quegli schieramenti erano avversari veri e il programma di De Maio nasceva dichiaratamente come continuità di un decennio di governo che gli altri tre volevano interrompere. Erano alternative reali, con culture politiche diverse e diffidenze profonde. Far finta che fossero già alleati sarebbe riscrivere la storia.

La politica matura è un’altra cosa. È quella che sa riconoscere, dopo, un terreno comune che prima non si vedeva o non si voleva vedere. È quello che sta accadendo oggi con l’appello del sindaco De Maio a costruire una coalizione più larga e con l’adesione di chi, come Lanzetta e come il gruppo di Civiche in Rete e Progetto Civico, ha scelto di sedersi a quel tavolo. Nasce così l’idea di Nocera Domani, almeno è quello mi piace credere.

C’è chi storcerà il naso vedendo dentro lo stesso progetto chi fino a ieri stava da un’altra parte. Lo dico con franchezza: nel governo di una città la vecchia linea che separa il centrodestra dal centrosinistra conta molto meno di quanto si creda. Le esperienze degli ultimi decenni lo dimostrano in maniera palese, così come il posizionamento o la “trasmigrazione” di candidati che dal 2011 ad oggi sono passati da una coalizione all’altra più e più volte. Su questo dedicheremo un ulteriore approfondimento, con una analisi dei flussi e dei “flussi migratori” dei candidati.


Una buca da chiudere non ha colore, un binario da recuperare nemmeno, il Sarno non chiede la tessera a nessuno. E nel tempo che viviamo, con un governo nazionale di destra-centro e con le formazioni di destra in crescita ovunque, il dialogo tra le forze moderate e quelle riformiste e progressiste non è solo possibile. È inevitabile, è auspicabile. La condivisione di un programma e la pratica quotidiana dell’amministrare accorciano le distanze più di mille dibattiti, perché spostano l’attenzione su ciò che unisce invece che su ciò che divide.

Attenzione, però, a non confondere due piani diversi.

Quello che i programmi del 2022 dimostrano è una comunanza di valori e una condivisione del percorso. Su questo l’accordo c’è ed è solido, perché regge al tempo e alle appartenenze di coalizione. Valori come la centralità della persona, l’attenzione alle fragilità, il rispetto dell’ambiente, la legalità, la cura dei beni comuni. E un percorso, fatto di obiettivi concreti su cui ci si ritrova da anni. Questo è il patrimonio acquisito ed è già molto.

La visione è un’altra cosa. La visione non è la somma dei punti su cui si è d’accordo. È lo sguardo che dà loro una direzione, che decide quale Nocera vogliamo tra dieci anni, non solo quali opere fare il mese prossimo. E la visione, oggi, va spostata in avanti, verso il futuro. Perché qui sta il punto vero, quello che nessuno dei programmi, nemmeno quelli precedenti, ha affrontato fino in fondo: l’agenda concreta di Nocera è quasi identica da venti anni. Il binario, il Sarno, la Tofano, Montevescovado. Gli stessi nomi, le stesse opere, mandato dopo mandato.

Questo consegna una doppia responsabilità e non se ne può scegliere solo una metà. Da un lato bisogna finalmente chiudere le partite aperte da decenni, perché un’agenda su cui sono tutti d’accordo ma che resta sulla carta diventa un alibi e logora la fiducia dei cittadini più di qualunque divisione. Dall’altro non ci si può accontentare di quella lista. Una città che nel 2027 propone esattamente ciò che proponeva nel 2007 ha smesso di immaginare il proprio futuro. Realizzare ciò che è rimasto fermo e immaginare ciò che ancora non c’è. Insieme, non l’uno al posto dell’altro.

Non è una questione di mancanza di conflitto sulle idee. Il conflitto sulle idee è utile, è sano, non va evitato. Ma se la convergenza sui temi concreti resiste da anni, allora l’energia migliore non va spesa a rigiocare ogni volta la stessa partita. Va spesa a costruire una visione più ambiziosa, all’altezza di una città che ha quarantaseimila abitanti, una storia importante e un ruolo da capofila dell’Agro che rivendica da sempre e che troppo spesso resta sulla carta.

Per questo Nocera Domani non deve essere un dettaglio procedurale. Deve essere il metodo, il modo per prendere quei valori condivisi e quel percorso comune, che già esistono, e trasformarli in una visione nuova, scritta insieme, non imposta dall’alto ma costruita da chi ci mette la faccia. Senza questo passaggio, Nocera Domani rischia di essere solo una somma di sigle..

La dote di ciascuno
Cosa porta solo lui
Le proposte distintive che compaiono in un solo programma e non negli altri tre. Sono ciò che ciascuno porterebbe a un tavolo comune.
De Maio la scuola al centro
Istruzione come cornice della crescita: comprensivi, tempo pieno, mensa, dispersione
Patto di alleanza educativa tra scuole, famiglie e città
Team di giovani professionisti per il reperimento di fonti di finanziamento
Romano il welfare di area vasta
Azienda consortile per i servizi sociali, oltre la convenzione tra Comuni
Tutela delle fragilità e accessibilità come asse portante
Un albero per ogni bambino nato o adottato in città
D’Alessandro Nocera connessa
Fermata alta velocità sull’A30 e anello ferroviario verso Fisciano
Tutela animale: garante, gattile, pet cemetery
Consigliere comunale straniero nello Statuto
Lanzetta il metodo e la misura
Revisione trimestrale degli obiettivi in consiglio con indicatori misurabili
Modello smart city europeo articolato in sette dimensioni
Ufficio Relazioni con il Pubblico e open data come trasparenza

Accanto a quello che i quattro programmi avevano in comune, va segnalato, ad onor del vero, che ognuno portava qualcosa di suo. Una proposta forte, originale, che gli altri non avevano. E sono proprio quelle differenze a dire dove un’alleanza vera può crescere, perché un’alleanza larga non si misura dal tempo che ci mette per trovare l’accordo, ma da quanto sa tenere insieme le cose buone che ciascuno si porta dietro.

De Maio mette la scuola al centro come nessun altro. L’istruzione diventa la cornice della crescita, con un ragionamento ampio sugli istituti comprensivi, il tempo pieno, la mensa, la lotta alla dispersione, fino all’idea di un patto educativo tra scuole, famiglie e città. Sua anche un’altra intuizione che gli altri non hanno, il team di giovani professionisti del territorio dentro la Casa comunale, pensato per il reperimento delle fonti di finanziamento, dai bandi europei al PNRR. Romano costruisce la proposta più solida sul welfare di area vasta, con l’azienda consortile per i servizi sociali che supera la vecchia convenzione tra i Comuni dell’Ambito. È una scelta tecnica e di governo del territorio che gli altri non affrontano. Suo anche il gesto più semplice e più memorabile, un albero piantato per ogni bambino che nasce o viene adottato in città, dentro il capitolo sul verde urbano più sviluppato dei quattro. D’Alessandro guarda lontano, alla Nocera connessa alle grandi reti, con la fermata dell’alta velocità sull’A30 e l’anello ferroviario verso il campus di Fisciano e porta anche l’impronta più netta sui diritti, dalla tutela animale al consigliere comunale straniero nello Statuto. Lanzetta, infine, è l’unica a mettere al centro il metodo. La revisione trimestrale degli obiettivi in consiglio comunale con indicatori misurabili, il modello europeo della città intelligente, gli open data come architettura della trasparenza. Non una proposta su cosa fare, ma una su come controllare di averlo fatto davvero.

Quattro doti diverse. La scuola, il welfare, le connessioni, il metodo. Nessuna esclude le altre. Anzi, lette insieme compongono un programma più ricco di ciascuno dei quattro presi da solo. Ed è questo il punto di partenza. I valori condivisi e il percorso comune ci dicono che si può partire. Le differenze ci dicono dove si può arrivare, se nessuno pretende di buttare via il contributo degli altri.

Il valore di una proposta non dipende da chi la firma. Dipende da quanto è giusta per la città.

I programmi del 2022 ci hanno consegnato una buona notizia. Sui valori e sul percorso, le distanze erano molto più piccole di quanto la campagna elettorale lasciasse credere.

Adesso viene la parte difficile ed è anche la più entusiasmante. Non rimettere in discussione ciò su cui siamo già d’accordo, ma spostare lo sguardo più in là. Realizzare quello che aspetta da troppo tempo e immaginare la Nocera che ancora non esiste. I valori li condividiamo. Il percorso lo abbiamo in comune. La visione del futuro, quella, dobbiamo ancora costruirla. Insieme.

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