Molto rumore per nulla

Alla fine di un’estate tanto lunga quanto calda, viene naturale riflettere su cosa sia rimasto di mesi e mesi di polemiche e attacchi coordinati e continuativi, ossessivi e ossessionanti. La risposta, quando si contano i fatti e non le visualizzazioni, è una sola: nulla.

Riflettevo, al termine di questa lunga e calda estate, su cosa fosse davvero accaduto in questi mesi e su quanto del dibattito politico locale recente fosse realmente rimasto. Non tanto nell’opinione pubblica, che spero e credo abbia altre urgenze e altre preoccupazioni. Quanto tra gli addetti ai lavori, tra quanti continuano a manifestare i sintomi di una malattia antica e logorante che si chiama, appunto, politica.

Perché di dibattito politico, in questi mesi, se n’è visto ben poco, e non lo scopriamo oggi. Lo scrivevamo questa primavera, a proposito di foto indignate spacciate per opposizione. Lo scrivevamo all’inizio di questa estate, distinguendo la critica che porta una proposta dal rancore che si accontenta di un nome da colpire. I fatti, fino ad oggi, non hanno smentito una virgola di quelle righe, le hanno soltanto confermate con maggiore evidenza.

Dallo scorso autunno in poi, a Nocera, il tratto che riconosce un vero dibattito politico, proporre qualcosa, chiedere conto di una scelta indicandone un’altra, è mancato quasi del tutto. Al suo posto siamo stati sommersi da fotografie, denunce social, post costruiti per colpire e non per costruire. Non un confronto maturo e qualificante, ma una sorta di “shitstorm” in salsa nocerina.

Chi ha alimentato quel clima aveva in comune una cosa precisa: la tessera di socio fondatore dell’internazionale del rancore. Eppure quelle voci hanno finito per occupare lo spazio pubblico più di chiunque avesse un progetto da discutere, perché scambiavano le visualizzazioni per consenso e il rumore per rappresentanza, finendo per travolgere tutto e tutti, anche se stessi.

Nel giro di pochi mesi il dibattito vero, quello sui temi, è stato spinto ai margini, al netto di qualche tentativo improvvisato e autoincensatorio. Eppure non mancavano argomenti di confronto: la città ne aveva e ne ha in abbondanza. Piuttosto è mancata, e manca, la voglia di studiare, proporre e restare su un tema con tenacia e perseveranza. Cose che costano fatica e, ahimè per alcuni di loro, poche visualizzazioni.

Quella stagione, però, oggi sembra essersi chiusa. Non c’è più, o almeno non in prima persona, un riferimento autorevole, credibile e capace di tenere insieme, sia pure a fatica, quell’ammucchiata di voci sparse, così eterogenee e con obiettivi tanto diversi quanto, spesso, confliggenti. Un’armata di caporali che si è disciolta prima della battaglia, per timore di un’inevitabile sconfitta politica e per la mancanza di politica.

È la prima volta, in tanti anni di esperienza politica, che qualcosa finisce prima di cominciare. Qualcuno avrà capito, prima di altri, che trascinarsi sarebbe stato un favore troppo grande al campo che si avversa. Ma in politica mai dire mai. Magari l’esigenza di taluni di utilizzare le prossime elezioni amministrative come trampolino di lancio per le politiche successive sarà come una siringa di adrenalina, l’ambizione che si salda al rancore. Vedremo se in assenza di una strategia, si continuerà con tattiche su tattiche.

Sul campo, ad oggi, restano solo tre soggetti riconoscibili, e la differenza tra loro non ha bisogno di grandi analisi.

Da una parte la maggioranza uscente, allargata ad altri movimenti e ad altri partiti, che nel tempo si è consolidata e rafforzata, forse troppo, attorno al governo della città. Le si può contestare tutto quello che si vuole nel merito. Ci sarà occasione per farlo in campagna elettorale, si spera con fatti concreti e non con inciuci da bar dello sport. Ma è un soggetto politico popolare, credibile, autorevole, che esiste nei fatti, non solo negli annunci e nelle tattiche da pizzeria.

Dall’altra Fratelli d’Italia, che prova a mettere in piedi una proposta alternativa in ritardo. Senza attrattiva, senza il suo alleato naturale (Forza Italia) e con una galassia di sigle che pesano poco quanto a radicamento politico e a consenso in città: sarà complicato convincere nomi di spessore ad aderire. Lo scrivevamo già a luglio, a proposito di un’assenza rumorosa quanto incomprensibile. Quattro anni di consiliatura senza un’opposizione strutturata, nessuna iniziativa riconoscibile sui problemi della città, a fronte di una forza che lo stesso partito esprime nella zona a livello nazionale, con un viceministro, un sottosegretario, due consiglieri regionali e un parlamentare europeo. Da allora non è cambiato nulla, se non il calendario. Costruire ora, in fretta, quello che si sarebbe dovuto costruire con pazienza in quattro lunghi anni non è una strategia, è un rimedio tardivo.

Infine, non proprio sullo sfondo ma presente da anni in città in maniera strutturata, riconoscibile e coerente, la sinistra radicale di Potere al Popolo. La cui presenza, ne sono convinto, arricchisce e qualifica il dibattito e l’offerta politica in vista delle prossime elezioni.

Il risultato di questi mesi, tranne alcune eccezioni, non è un dibattito più ricco. È quasi nulla. Restano solo un’alleanza politica strutturata che governa senza essere mai stata davvero sfidata sul piano delle idee, un secondo soggetto che prova a inserirsi senza avere ancora dimostrato, con i fatti locali, di avere quel radicamento tale da essere percepito come un’alternativa credibile, e un soggetto terzo, non solo per ordine ma per funzione, autonomo e alternativo a prescindere.

Ci sarà un quarto soggetto? Al momento, dopo tanto rumore, sembra non restare nulla. Ma come diceva il generale Desaix, persa una battaglia c’è ancora il tempo per provare a vincerne un’altra. Legittimo dubitare, altrettanto crederci.

Nocera, nel frattempo e in vista delle prossime elezioni amministrative, avrebbe bisogno di un confronto vero, fondato su proposte concrete e verificabili, su una presenza più costante tra la gente in carne ed ossa.

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