Nocerina, tra abbandono e appartenenza: una crisi che segna un’epoca

Dalla contestazione dei tifosi al vuoto societario: non è solo una stagione negativa, ma il segnale di una frattura profonda tra squadra, città e identità


La situazione attuale della Nocerina, purtroppo, non è nuova nella nostra storia. Un’annata andata male, debiti, una società in liquidazione, una dirigenza assente: lo scenario è fin troppo familiare. Non appare affatto lontana l’ipotesi che il titolo finisca nelle mani del Sindaco.
L’unica nota positiva ,se così si può definire, è che non siamo retrocessi. Perché stagioni come questa, spesso, finiscono anche peggio.
Il presidente Stella, che ho avuto modo di conoscere tempo fa e con cui ho condiviso un’esperienza calcistica positiva ai tempi dell’Atletico Nocera, è riuscito in qualcosa di davvero raro: farsi detestare da tutti. Pubblico, calciatori, dirigenti. Non ricordo un altro momento in cui la tifoseria abbia abbandonato lo stadio per così tante partite.
Per come lo conosco, credo che la sua figura sia risultata peggiore di quello che realmente è: non è una cattiva persona. Ma probabilmente è stato troppo pieno di sé e non ha compreso fino in fondo che i tempi dell’Atletico Nocera erano finiti. Qui si confrontava con qualcosa di molto più grande, forse con ciò a cui i nocerini tengono più di ogni altra cosa.
Ormai, però, quello che è stato è stato. Non credo sinceramente che questa sia stata la peggiore dirigenza avuta: nella nostra storia ci sono stati quelli che cercavano di farci retrocedere attraverso i play-out, quelli che hanno venduto partite, quelli che dalla Serie B ci hanno portato alla scomparsa nel giro di pochi anni, per non parlare di Maiorino e di gruppi stanieri, sarebbe sparare sulla croce rossa.
La differenza, stavolta, l’hanno fatta i tifosi. Hanno preso una posizione forte. “Liberatela” è diventato un grido forte, così potente da essere ripreso anche da altre tifoserie in conflitto con le proprie società. Ancora una volta, senza volerlo, abbiamo fatto tendenza.
Ma forse, chiedendo di liberarla, l’abbiamo anche abbandonata. È una riflessione personale, certo, ma oggi faccio fatica a ripetere con la stessa convinzione “solo per la maglia”. Ho la sensazione che qualcosa, questa volta, sia cambiato definitivamente.
E il futuro? Personalmente faccio fatica a immaginarlo. Le squadre che vincono e costruiscono continuità hanno alle spalle uomini forti, solidi economicamente, profondamente legati alla squadra e alla città. Il Benevento con Oreste Vigorito è un esempio evidente.
Per il resto, è un continuo barcamenarsi: o arriva il papa straniero, l’avventuriero di turno che in due anni lascia solo debiti, oppure si mette insieme un gruppo di imprenditori locali, spesso inesperti e pieni di ego, destinati a litigare ancora prima di iniziare. E su questo, a Nocera, abbiamo una lunga e amara tradizione.
Presto si tornerà a parlare di azionariato popolare. Ma temo che anche quello finirebbe allo stesso modo, tra divisioni, personalismi e scontri interni.
Cosa accadrà? Non lo so.
Per ora mi resta il bicolore conservato nei cassetti dello studio, negli armadi, gli adesivi attaccati vicino alla scrivania in ufficio, insieme a vecchie foto, libri e ricordi. Quelli, almeno, non ce li potrà togliere nessuno.
Forza Nocerina, sempre e comunque.

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