Falso rimedio a un problema politico

Separazione delle carriere: il punto di Domenico Vuolo

Il dibattito sulla separazione delle carriere in magistratura, tornato oggi di attualità dopo l’approvazione del disegno di legge in Senato, tocca direttamente la nostra Carta Costituzionale. Proprio per questo, non potrà che approdare a un referendum popolare: si tratta infatti di una modifica strutturale del disegno costituzionale.

Il nostro ordinamento è costruito su un equilibrio raffinato dei poteri, quello delineato da Montesquieu: legislativo, esecutivo e giudiziario. Alterare questo equilibrio non significa correggere un difetto, ma rischiare di introdurne di nuovi e più gravi. Il magistrato resta, prima di tutto, un essere umano — con le proprie idee, sensibilità e convinzioni. Nessuna riforma potrà mai renderlo neutro come una macchina. Ma chi ci garantisce che una separazione delle carriere, pensata per evitare influenze reciproche, non finisca invece per aprire la strada a un condizionamento politico più diretto?

Il rischio è che, nel tentativo di “depoliticizzare” la magistratura, si consegni al potere politico un controllo ancora maggiore. A mio giudizio, non è la magistratura ad aver bisogno di essere riformata: sono gli altri poteri dello Stato che devono ritrovare un equilibrio. Oggi assistiamo a una deriva evidente: il potere legislativo è debole e subalterno all’esecutivo, che legifera quasi esclusivamente attraverso decreti-legge, svuotando di senso il Parlamento.

In questo contesto, parlare di “separazione delle carriere” rischia di essere un diversivo, un modo per distogliere l’attenzione dal vero problema. La democrazia italiana, così com’è oggi, è malata. Non perché la Costituzione sia inadeguata, ma perché è stata tradita nella prassi. I partiti, che un tempo erano scuole di formazione politica e strumenti autentici di partecipazione, si sono ridotti a strutture personali, alimentate da risorse economiche e tesseramenti pilotati.

La volontà popolare è sempre meno incisiva, e sempre più spesso sostituita dal potere del denaro e dalle strategie mediatiche. Per questo, credo che la separazione delle carriere sia un falso rimedio: non risolve i mali della giustizia, ma rischia di comprometterne l’indipendenza. Prima di riscrivere la Costituzione, dovremmo imparare di nuovo ad applicarla.

Domenico Vuolo, avvocato amministrativista, si occupa di diritto sanitario e di modelli organizzativi nel settore pubblico e privato, con particolare attenzione ai profili di legalità, trasparenza e innovazione tecnologica.

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