Dodici mesi dopo il famoso FUN ZIO NE RAN NO !!!, la realtà è molto diversa. I numeri raccontano un’altra storia: un progetto fallimentare, disumano e costosissimo, costruito sulla propaganda e pagato dai contribuenti italiani.
Un anno fa il governo Meloni presentava come un trionfo storico l’accordo con l’Albania per la gestione dei migranti soccorsi in mare. Nella sala dei Galeoni di Palazzo Chigi, accanto a Edi Rama, la premier parlava di un modello “innovativo”, “sovrano” e “a costo zero per l’Italia”.
La promessa era chiara: “I centri ospiteranno 3000 persone al mese”.
Dai 36.000 previsti ai 217 reali
I due centri realizzati in Albania – a Gjader e Shëngjin – avrebbero dovuto accogliere fino a 3000 migranti al mese, per un totale di 36.000 persone l’anno. Eppure, secondo i dati ufficiali riportati da Dataroom del Corriere della Sera, solo 217 persone sono state effettivamente trasferite in Albania in dodici mesi.
Uno dei due centri è già chiuso.
Oggi restano appena 25 migranti nella struttura ancora attiva. Quasi tutti vengono presto riportati in Italia.
In media, 8 o 9 persone ogni due settimane passano dai centri per poi essere rimpatriate.
Un sistema che non funziona, che non alleggerisce i flussi e che non offre soluzioni umane né efficaci.
Un costo insostenibile
Il prezzo di questo esperimento politico è impressionante.
- 33 milioni di euro per il centro di Gjader,
- 25 milioni per la struttura penitenziaria,
- 30 milioni per la gestione,
- 94 milioni per la sorveglianza,
- 260 milioni per vitto, alloggio e trasferte delle forze dell’ordine,
- 104 milioni per il noleggio delle navi tra Italia e Albania.
In totale, oltre mezzo miliardo di euro per un progetto che accoglie una manciata di persone e che, come aveva denunciato più volte l’opposizione, non poteva funzionare fin dall’inizio.
Fondi tagliati a 15 ministeri
Per finanziare lo spreco albanese, il governo ha tagliato fondi a 15 ministeri, tra cui:
- Salute (-3,3 milioni)
- Università e Ricerca (-13 milioni)
- Lavoro e Politiche sociali (-8,4 milioni)
- Cultura (-4 milioni)
- Infrastrutture e Trasporti (-9,9 milioni)
Tagli che incidono direttamente sulla qualità dei servizi pubblici italiani, mentre le risorse vengono spostate verso una struttura semi-vuota a migliaia di chilometri di distanza.
Più agenti in Albania, più insicurezza in Italia
Mentre centinaia di agenti vengono inviati a presidiare i centri in Albania, in Italia cresce la percezione – e la realtà – dell’insicurezza.
Nel 2024, rispetto all’anno precedente, i dati del Ministero dell’Interno segnalano:
- +1,7% di reati complessivi,
- +4,9% di furti in abitazione,
- +1,7% di scippi,
- +7,5% di violenze sessuali,
- +1,8% di rapine.
Un paradosso evidente: la “linea dura” sulla sicurezza si è trasformata in una distrazione di risorse e personale, senza alcun beneficio per i cittadini.
“Non funzioneranno mai”
Dopo un anno, anche i numeri confermano ciò che molti avevano previsto: i centri in Albania non funzionano e non funzioneranno mai.
Un’operazione di pura propaganda, fatta “sulla pelle di persone che non hanno commesso reati” e che costa all’Italia oltre un milione di euro al mese per ogni migrante ospitato.
Il risultato?
Un simbolo politico che non gestisce i flussi, non rafforza la sicurezza e non incide sulla realtà.
Solo un gigantesco manifesto elettorale travestito da politica migratoria.
Un boomerang politico ed economico
La retorica della fermezza ha prodotto l’opposto della serietà.
Quello che doveva essere il “modello Meloni” per l’Europa si è rivelato un boomerang politico, economico e morale. Mentre i problemi strutturali dell’accoglienza restano irrisolti, il governo continua a inseguire slogan e simboli identitari.
La verità, oggi, è nei numeri: mezzo miliardo di euro per 217 persone.
Un fallimento clamoroso, ma anche un messaggio chiaro.
Quando la politica si costruisce sull’illusione del nemico e sulla gestione propagandistica della paura, il conto – prima o poi – arriva. E a pagarlo, come sempre, sono i cittadini.



