Riservatezza, garante e altre ipocrisie

Quando la libertà d’informazione sconfina nel voyeurismo politico e calpesta la privacy

La polemica tutta politica sul Garante della Privacy e sui presunti conflitti di interesse che lo riguarderebbero non è altro che l’ennesimo, raffazzonato tentativo di attacco al governo. In questo caso, il bersaglio è la sorella della premier, che “avrebbe” incontrato il presidente dell’Autorità per ordinare il da farsi.

È noto – ma vale la pena ribadirlo – che la polemica nasce a seguito della sanzione irrogata dallo stesso Garante alla trasmissione Report, colpevole di aver diffuso e mandato in onda una telefonata privata tra l’allora ministro Sangiuliano e la moglie.

Posta questa necessaria premessa, è bene soffermarsi sul merito della vicenda. Le polemiche provenienti da certa sinistra, culminate nella richiesta (clamorosa) di dimissioni di tutti i membri del Collegio del Garante – per inciso, non nominati da questa maggioranza – si fondano sul fatto che il presidente dell’Autorità avrebbe incontrato Arianna Meloni immediatamente prima della sanzione.

E qui la domanda sorge spontanea: chi ha riferito alla redazione di Report di questo incontro?
Il soggetto in questione si trovava lì per caso o era appostato con l’unico scopo di documentarlo?
E ancora: che tipo di giornalismo pratica Report? E fino a che punto certi metodi, spesso al limite del dossieraggio, finiscono per calpestare il sacrosanto diritto alla riservatezza delle persone?

A proposito, vale la pena ricordare un episodio non meno significativo: quello della non meglio identificata “insegnante” che, ferma in un autogrill, riprese l’incontro tra Matteo Renzi e l’allora dirigente dei servizi segreti Marco Mancini. Anche lì, casualmente, la telecamera era accesa al momento giusto.

Dunque, il punto della questione non è l’adeguatezza dei componenti del Collegio del Garante – peraltro stimati giuristi – bensì il concetto stesso di riservatezza nel nostro Paese, e quanto esso venga quotidianamente violato, spesso in nome di una pretesa “libertà di informazione” che scivola facilmente nell’abuso.

Ancora una volta, come in tanti altri casi, il nodo è l’ipocrisia di fondo.
Un intero mondo politico e culturale che predica etica, trasparenza e rispetto delle regole, ma poi le piega a convenienza.

A riguardo vale la pena ricordare quanto asseriva un giusto: “Fate dunque ed osservate tutte le cose che vi diranno, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno.”

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