Come il nuovo populismo digitale trasforma le istituzioni, indebolisce i corpi intermedi e ridefinisce il rapporto tra leader, popolo e democrazia.
L’attacco concertato da maggioranza politica e il quotidiano La Verità, molto vicino alle posizioni del Governo, nasce da lontano ed è figlio di un disegno ben preciso. Le frasi in libertà del consigliere del Quirinale sono solo il pretesto per assestare una spallata all’ultima Istituzione di garanzia e di controllo che gode della fiducia degli Italiani, garante dei meccanismi democratici come li abbiamo finora conosciuti.
Crollata la stima nella Magistratura, avvertita oramai come una casta autoreferenziale, con i mass media tradizionali in crisi profonda di vendite e di seguito, la strada per un mutamento antropologico delle destre è diventata un piano inclinato che non conosce freni. Da fieri difensori delle Istituzioni, in contrapposizione spesso con una sinistra avvertita come invece “rivoluzionaria” dell’ordine costituito ,negli ultimi anni le destre politiche in diverse aree del mondo hanno subito una trasformazione profonda, caratterizzata da un ripensamento delle strutture tradizionali di potere e da una crescente centralità del rapporto diretto tra leader e popolo. Uno degli aspetti più evidenti è la progressiva eliminazione delle forme di controllo e mediazione che storicamente hanno regolato la vita democratica. Partiti strutturati, sindacati, associazioni di categoria e persino i media tradizionali vengono marginalizzati a favore di una comunicazione diretta, spesso veicolata attraverso i social network. E’ la cosiddetta disintermediazione che consente ai leader di bypassare i filtri istituzionali e di costruire un rapporto immediato con l’elettorato, rafforzando la percezione di autenticità e vicinanza. La proposta di mutare il nostro ordinamento istituzionale con il “premierato” […] costituirà l’architrave della “democratura” incipiente.
Le nuove destre sfruttano abilmente le piattaforme digitali per costruire narrazioni semplici e polarizzanti, spesso basate su dicotomie nette: popolo contro élite, nazione contro globalizzazione. L’assenza di mediazioni favorisce un linguaggio diretto, emotivo e talvolta aggressivo, che rafforza il senso di appartenenza e mobilita le masse in modo rapido ed efficace. Questa evoluzione solleva interrogativi cruciali sul futuro delle democrazie liberali. La riduzione dei controlli e dei contrappesi istituzionali, unita alla centralità del leader, rischia di indebolire i meccanismi di controllo e di favorire derive autoritarie.
Il nuovo paradigma politico si fonda sulla personalizzazione estrema del potere. Il leader non è più solo il rappresentante di un partito, ma diventa il simbolo stesso della nazione, incarnando valori identitari e promesse di riscatto. Questa dinamica riduce il peso delle strutture collettive e accentua la dimensione plebiscitaria della politica, dove il consenso si misura in termini di fedeltà personale piuttosto che di adesione programmatica. In Italia, la svolta […] è avvenuta con la discesa in campo di Silvio Berlusconi, probabilmente uno degli epigoni del nuovo populismo mondiale insofferente alle regole delle democrazie liberali. D’altronde l’Italia ha inventato il fascismo che ben presto si propagò in molti Stati d’ Europa e del mondo.
Berlusconi non è certo rimasto un caso isolato e negli ultimi anni, in quelle che un tempo erano salde democrazie occidentali, gli esempi si sono moltiplicati sulla scia di quel Donald Trump che ha costruito la sua leadership su un rapporto diretto con i cittadini attraverso Twitter, delegittimando i media tradizionali e le istituzioni come “fake news” e “deep state”.
Se i populismi del passato si muovevano all’interno di strutture partitiche e mediatiche consolidate, oggi assistiamo a una rottura radicale: la tecnologia consente di eliminare quasi del tutto i corpi intermedi, trasformando la politica in un flusso comunicativo immediato e personalizzato. La rivoluzione digitale è il vero acceleratore di questa trasformazione. I social network permettono infatti:
- Comunicazione diretta e continua tra leader e cittadini.
- Controllo narrativo: possibilità di creare e diffondere narrazioni senza mediazioni.
- Mobilitazione rapida: organizzazione di campagne e proteste in tempo reale.
Questi strumenti riducono i costi della politica e aumentano la capacità di influenza, ma al prezzo di una crescente polarizzazione e di una fragilità istituzionale.
Il fenomeno delle nuove destre non sembra destinato a scomparire. Al contrario, potrebbe intensificarsi con l’evoluzione delle tecnologie digitali e l’uso dell’intelligenza artificiale per la propaganda politica. Sarà necessario introdurre forme di regolamentazione delle piattaforme social per garantire trasparenza e limitare la disinformazione. Occorrerà inoltre reagire con forza all’indebolimento delle istituzioni democratiche e dei meccanismi di controllo diffondendo, proprio attraverso i nuovi media, forme di educazione civica digitale per formare cittadini consapevoli e critici. Fondamentale sarà la promozione di media indipendenti per contrastare la concentrazione del potere comunicativo e, nel nostro piccolo, Cambiamenti sta provando a intraprendere proprio questa strada.
Il futuro della democrazia dipenderà dalla capacità di bilanciare innovazione tecnologica e salvaguardia dei principi liberali, senza i quali la deriva autoritaria, più o meno soft, sarà inevitabile.



