Dopo l’uscita della Campania dal piano di rientro e la progressiva realizzazione del piano di medicina territoriale PNRR, la rivendicazione del DEA II livello Nocera per il nostro Ospedale potrebbe essere la battaglia sbagliata. Si apra subito un dibattito, coinvolgendo amministratori locali, consiglieri regionali, parlamentari e, soprattutto, la dirigenza medica e l’intero comparto sanitario.
Sono stato, in una “precedete vita”, amministratore comunale e dirigente politico abbastanza attento ai temi sanitari di questo territorio.
Nonostante sia l’unico non “medico in famiglia” e mi ritrovi, dopo una dozzina d’anni, a ignorare una parte della legislazione vigente in materie oltre che gli ultimi atti aziendali e i piani ospedalieri, mantengo, o almeno mi piace crederlo, uno sguardo d’insieme e una visione strategica, che mi portano, spesso, a riflettere e a svolgere alcune considerazioni.
Oggi vorrei condividere alcune considerazioni sul futuro del nostro presidio ospedaliero e, più nello specifico, sulla rivendicazione di DEA di II Livello Nocera rilanciata negli ultimi giorni da Manlio Torquato attraverso i social, al quale va riconosciuta la coerenza e la caparbietà con la quale, per anni, da Sindaco e non solo, ha portato avanti quella che per tanti era una giusta rivendicazione. Io non ero tra questi.
Per anni nelle assemblee pubbliche, nei comunicati dei sindacati, nei post sui social, nelle dichiarazioni degli amministratori di ogni colore, la storia del DEA di II livello tornava ciclicamente.
Ricordo ancora le prese di posizioni: L’ospedale Umberto I merita di essere promosso. L’ospedale Umberto I ha le competenze. L’ospedale Umberto I serve un bacino enorme. Perché la Regione non lo promuove? Perché il territorio viene ignorato?
Ricordo i protagonisti, i tempi, le circostanze, quasi tutte.
È una storia vera. Ma è anche una storia che non finisce mai, perché è costruita sulla premessa sbagliata. Lo pensavo allora e lo penso, a maggior ragione, oggi.
Nonostante le forze politiche di ogni schieramento, i sindacati e alcuni direttori sanitari abbiano sostenuto nel tempo questa causa con argomenti fondati: il bacino d’utenza superiore a quello stimato, il numero enorme di accessi giornalieri al pronto soccorso, i tantissimi ricoveri annuali, etc
Eppure, nonostante la coerenza delle persone e la fondatezza degli argomenti, il risultato è rimasto invariato per sette anni. Non perché mancasse la volontà, ma perché — come spesso accade nelle battaglie più difficili — la giustezza di una causa non è sufficiente se la strategia per perseguirla non tiene conto dei numeri reali, della normativa vigente e, soprattutto, della direzione in cui stava cambiando la geografia sanitaria dell’area.
I numeri non mentono: la soglia del DEA II livello Nocera
Per comprendere il nodo, bisogna partire dalla legge. Il Decreto Ministeriale 70 del 2015, che definisce gli standard ospedalieri nazionali, stabilisce con precisione: un presidio ospedaliero di II livello, dotato di DEA di II livello, richiede un bacino di utenza compreso tra 600.000 e 1.200.000 abitanti. Non è una soglia arbitraria o burocratica. È calibrata sulla necessità di garantire volumi di attività sufficienti a mantenere competenze specialistiche ad alta complessità — cardiochirurgia h24, neurochirurgia potenziata, chirurgia toracica — in condizioni di sicurezza clinica per i pazienti.
Il bacino anagrafico dell’agro nocerino-sarnese conta quasi 300.000 abitanti. Aggiungendo i comuni che gravitano sull’Umberto I in modo non esclusivo — il vesuviano meridionale, l’area stabiese, Gragnano, Cava de’ Tirreni, Striano, Poggiomarino, Palma Campania — si arriva a circa 500.000 persone, ancora al di sotto della soglia dei 600.000.
La risposta che la politica locale ha sempre opposto a questo dato è quella giusta sul piano della denuncia, ma sbagliata sul piano della strategia: il bacino reale, quello degli accessi effettivi al Pronto Soccorso, supera quello anagrafico. E i dati lo confermano senza ombra di dubbio: 57.000 accessi in un anno, quasi 200 al giorno, con punte di oltre 180 accessi nella settimana di natale 2024 ad esempio,
Ma qui nasce il problema che nessun amministratore ha mai voluto guardare in faccia, almeno dal 2022 in poi (DM 77/2022 – Sviluppo dell’assistenza territoriale SSN), ovvero che quel bacino a cui si faceva riferimento era destinato a ridursi, non ad ampliarsi. Cosa che accadrà sempre di più per effetto delle scelte che la Regione Campania si sta avviando a compiere.
La geografia sanitaria sta cambiando intorno a Nocera
Nell’area che circonda l’agro nocerino-sarnese sono in corso o in programma trasformazioni radicali della rete ospedaliera, che nessuna rivendicazione per il DEA di II livello ha mai preso in considerazione come variabile.
Il nuovo ospedale di Castellammare di Stabia è in costruzione (sia pure tra mille difficoltà) e, quando aprirà, assorbendo i presidi di San Leonardo e Gragnano, servirà un bacino di almeno 300.000 abitanti dell’area stabiese, sorrentina e di alcuni comuni vesuviani. Una quota significativa di quei pazienti che oggi vengono all’Umberto I tornerà a gravitare sulla struttura di competenza territoriale.
L’ospedale di Boscotrecase è in rapido potenziamento, con l’apertura di reparti di chirurgia robotica, terapia semi-intensiva, emodinamica. Nelle intenzioni della programmazione regionale è destinato a diventare il DEA di I livello di riferimento per il vesuviano orientale, in complementarità con il nuovo ospedale stabiese.
Oltre le case di comunità, nell’agro sono previsti anche gli ospedali di comunità di Sarno e Castel San Giorgio che, si presuppone, assorbiranno i casi a media e bassa intensità che oggi finiscono al pronto soccorso dell’Uberto I. (Qui la mappa dell’Agenas)
Il risultato aritmetico di questa nuova geografia, che tiene conto delle altre case e ospedali di comunità presenti ai confini con il territorio dell’agro nocerino-sarnese, è paradossale e inevitabile: quanto più il sistema sanitario intorno all’Umberto I si struttura e si potenzia, tanto meno pazienti afferiranno al suo Pronto Soccorso. E tanto meno sostenibile diventa, sul piano dei numeri, la rivendicazione del DEA di II livello. Pertanto, inseguire quella classificazione anche nel momento in cui il bacino è ancora “apparentemente e temporaneamente” alto (perché le strutture concorrenti non esistono ancora) sarebbe come chiedere di essere certificati hub di un’area che nel giro di pochi anni cambierà forma.
La trappola politica della classificazione formale
C’è un secondo ordine di problemi, di natura più strettamente politica e istituzionale, che la reiterazione della rivendicazione del DEA di II livello porta con sé.
La classificazione ospedaliera la decide la Regione nel piano ospedaliero seguendo la legge nazionale. Il Consiglio dei Ministri ha approvato il 12 gennaio 2026, su proposta del Ministro della Salute Orazio Schillaci, il disegno di legge delega per la riorganizzazione e il potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera e per la revisione del modello organizzativo del Servizio sanitario nazionale. I Comuni, i Consigli Comunali, le Conferenze dei Sindaci possono fare pressione, deliberare, costruire coalizioni, ma non possono decidere. Un amministratore locale che mette il DEA di II livello al centro della propria proposta politica sta implicitamente promettendo ai cittadini qualcosa che non dipende da lui oltra a poter essere superata a breve dalla riforma del SSN. E quando quella promessa non si realizza, come non si è realizzata per sette anni consecutivi, attraverso amministrazioni di ogni colore, è la credibilità dell’intera classe politica locale a pagarne il prezzo.
Non è un caso che la questione dell’Umberto I sia diventata nel tempo un terreno di scontro politico sterile, dove destra e sinistra si accusano a vicenda di non aver fatto abbastanza, dove gli ex sindaci battibeccano con i sindaci in carica, dove ogni visita di un esponente regionale diventa l’occasione per una dichiarazione di protesta che, puntualmente, non cambia nulla. La politica locale ha trasformato una battaglia sanitaria assolutamente legittima in un rituale di denuncia periodica senza mai costruire le condizioni per vincerla davvero.
Cosa serve davvero
Consapevole dell’impopolarità di quanto ho scritto fin ora e del rischio di apparire troppo tecnico (senza averne le competenze), ritengo che, per uscire da questa impasse, sia necessario cambiare completamente la domanda.
Non “come otteniamo il DEA di II livello?” ma “di cosa ha bisogno davvero l’Umberto I per svolgere il ruolo che svolge già oggi nella rete sanitaria dell’area?”
Su questo credo bisognerebbe aprire un dibattito, prima possibile. Coinvolgendo gli amministratori locali, i consiglieri regionali, i parlamentari ma, soprattutto, la dirigenza medica e l’intero comparto sanitario.
Il momento è adesso, ma gli strumenti devono cambiare
La Campania è uscita dal piano di rientro sanitario il 28 marzo 2026, dopo quasi vent’anni di vincoli stringenti, una buona notizia cui dare merito, piaccia o meno, all’azione politica di questi ultimi 10 anni del Presidente De Luca. La Regione, nel frattempo, sembra stia già scrivendo il nuovo piano ospedaliero, per la prima volta, in assoluta autonomia, piano ospedaliero che dovrà tenere necessariamente conto di quanto previsto dal disegno di legge delega che prevede l’adozione dei decreti attuativi entro il 31 dicembre 2026.
È la finestra più favorevole che il territorio dell’agro nocerino-sarnese abbia avuto in vent’anni per ottenere risorse concrete per la propria sanità. Ma per sfruttarla, bisogna cambiare approccio: smettere di sventolare una bandiera che la nuova legislazione in via di approvazione, oltre ai numeri, rende sempre meno credibile e iniziare a costruire un dossier tecnico solido, una coalizione istituzionale coesa, una presenza attiva al tavolo regionale dove le decisioni vengono davvero prese.
Il messaggio che il territorio dovrebbe portare alla Regione non è “vogliamo il DEA di II livello”. Ma qualcosa di più preciso, più forte e più difficile da ignorare:
“L’Umberto I gestisce decine di migliaia di accessi l’anno perché serve un’area che supera i 300.000 abitanti del proprio territorio di competenza. Dategli il personale, le specialità e le risorse che questo ruolo richiede, qualunque sia il nome che volete dargli”.
Un debito di riconoscenza e una responsabilità verso il futuro
Devo segnalare che c’è qualcosa che in questo dibattito viene troppo spesso dimenticato, e che merita invece di essere detto con forza. Come ho più volte fatto in qualche mio post sui social, attirandomi antipatie e attacchi personali, per me medaglie.
Per quasi vent’anni, mentre la politica discuteva di classificazioni e bacini di utenza, medici e infermieri, operatori sociosanitari e tecnici dell’Umberto I hanno tenuto in piedi un presidio sanitario fondamentale lavorando in condizioni che non avrebbero dovuto essere accettabili e in situazioni straordinarie, mi riferisco al Covid.
Reparti sottodimensionati. Pronto soccorso senza spazi sufficienti. Turni impossibili. Barelle nei corridoi. Organici ridotti all’osso da vent’anni di blocchi assunzionali. Stipendi fermi ai parametri del 2004. E nonostante tutto questo, ogni notte, ogni fine settimana, ogni giorno di festa, quei professionisti erano al loro posto. Hanno salvato vite. Hanno tenuto la mano a chi aveva paura. Hanno fatto il loro lavoro direbbe qualcuno, io credo molto ma molto di più.
A loro va un riconoscimento che va oltre la retorica. Va la gratitudine concreta di un territorio che deve finalmente dare loro ciò che meritano: personale sufficiente con cui lavorare, strutture adeguate in cui farlo e la certezza le istituzioni siano dalla loro parte.
Ma c’è anche un’altra responsabilità, che riguarda tutti, nessuno escluso.
La sanità di questo territorio non è solo una questione di oggi. È una questione di domani. È la qualità delle cure che riceveranno i nostri figli quando si ammaleranno. È la certezza che un’emergenza cardiologica nella notte non significhi un trasferimento di cento chilometri verso un ospedale del Nord perché il nostro pronto soccorso non ha le risorse per gestirla. È la possibilità per i giovani che crescono in questa terra di non dover scegliere tra la propria salute e restare nel proprio territorio.
Una sanità pubblica forte, equa e radicata nel territorio non è un privilegio. È la condizione minima di una comunità civile. È ciò che distingue un territorio che ha futuro da uno che si rassegna al declino.
Questa è la posta in gioco. Non una classificazione burocratica. Non una bandiera da sventolare in campagna elettorale. La salute dei nostri figli. La dignità di chi cura. Il diritto di vivere e curarsi in una terra che vale quanto qualsiasi altra.
Non importa il livello, non importa come si chiami (DEA, Hub, Spoke, etc), importa che ci sia per tutti, per sempre.
FONTI
Normativa nazionale
Disegno di Legge Delega
Per la riorganizzazione e il potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera e per la revisione del modello organizzativo del Servizio sanitario nazionale.
Decreto Ministeriale 2 aprile 2015, n. 70
Standard ospedalieri nazionali — livelli DEA, bacini di utenza, rete hub & spoke
Decreto Ministeriale 23 maggio 2022, n. 77 — Case della Comunità
Standard per l’assistenza territoriale — Case di Comunità, Ospedali di Comunità, Centrali Operative Territoriali
Decreto Ministeriale 23 maggio 2022, n. 77 — Ospedali di Comunità
Ministero della Salute — Piano di rientro Campania
Piano di rientro sanitario della Regione Campania — pagina ufficiale
Ministero della Salute — Comunicato ufficiale: uscita dal piano di rientro (27 marzo 2026)
AGENAS — Area tematica: piani di rientro
AGENAS — Normativa e documenti sui piani di rientro
PNRR — Missione 6 Salute
Portale PNRR Salute — Case della Comunità (M6C1 Investimento 1.1)
Portale PNRR Salute — Ospedali di Comunità (M6C1 Investimento 1.3)
OpenPNRR — Misura Case della Comunità
OpenPNRR — Misura Ospedali di Comunità
Regione Campania — PNRR M6C1: Case della Comunità
Regione Campania — Programmazione ospedaliera
DCA n. 33/2016 — Piano regionale di programmazione della rete ospedaliera
Regione Campania — Rete ospedaliera (documento ufficiale)
Regione Campania — Approvazione piano ospedaliero (comunicato ufficiale)
BURC — Atto normativo in materia sanitaria (n. 139624)
BURC — Atto normativo in materia sanitaria (n. 151486)
ASL Salerno — Rete ospedaliera e PNRR
ASL Salerno — Ospedali: rete ufficiale
ASL Salerno — PNRR Missione 6 Componente 1
ASL Salerno — Atto Aziendale 2024
ASL Salerno — Delibera PNRR: elenco comuni destinatari CdC, OdC, COT
ASL Salerno — PIAO 2025-2027 (Piano Integrato di Attività e Organizzazione)
ASL Salerno — Struttura organizzativa DEA I livello Nocera-Pagani-Scafati
ASL Salerno — Organigramma aziendale
ASL Napoli 3 Sud — Territorio vesuviano e stabiese
ASL Napoli 3 Sud — Distretto 52
(Palma Campania, Ottaviano, S. Giuseppe Vesuviano, S. Gennaro Vesuviano, Poggiomarino, Striano, Terzigno)
7onferenza dei Sindaci — ruolo istituzionale
Gazzetta Ufficiale — art. 16: funzioni della Conferenza dei Sindaci nelle aziende sanitarie



