È difficile stabilire se sia più stupido chi ha ideato questa “strategia” o chi la sta rilanciando con ossessività.
C’è una soglia, nella comunicazione politica, oltre la quale la furbizia diventa stupidità. E il caso del “gozzo di Roberto Fico” è esattamente questo: l’ennesima, patetica dimostrazione di come una certa destra confonda la politica con la gogna, la propaganda con la farsa, la strategia con il gossip, mandando in frantumi, in un attimo, l’immagine artificiale di forza responsabile e di governo.
Sono giorni che tutto il centrodestra, in particolare ministri, sottosegretari e parlamentari di Fratelli d’Italia, ripetono ossessivamente la parola “gozzo” come fosse un mantra miracoloso.
Hanno provato a trasformare una barca in un simbolo di incoerenza morale, come se la Campania fosse ferma, sospesa, in attesa di sapere dove Roberto Fico ormeggia il suo natante.
E intanto, mentre il dibattito politico sprofonda a livelli mai registrati, il Governo concentra tutta la sua flotta per cercare di affondare un gozzo, lo stesso Governo che in queste ore sta tagliando fondi alla sanità, sta aumentando le tasse e nulla sta facendo per il Sud.
L’idea – perché una “mente” strategica, da qualche parte, deve pur averla partorita – era semplice: distruggere la narrazione dell’ex presidente della Camera “anticasta”, dipingendolo come un privilegiato di sinistra con lo yacht ormeggiato in zona militare.
Peccato che il giocattolo si sia rotto subito. Il “gozzo” non è uno yacht, le accuse non stanno in piedi e la polemica è scivolata in quella terra di nessuno dove il ridicolo e il grottesco si tengono per mano.
Il risultato? Fico, con la calma di un geometra del catasto, ha risposto: “Sì, ho una barca. E allora?”. Fine della storia.
Solo che a destra non se ne sono accorti e hanno continuato a cavalcare l’onda. Peccato che l’onda, più che sommergere Fico, abbia travolto loro, trasformando un presunto scandalo in una figuraccia di proporzioni oceaniche.
Perché la verità è che questo tipo di comunicazione – ossessiva, personale, povera – funziona solo se c’è sostanza.
Se invece non c’è, diventa un boomerang.
L’elettorato più attento e meno suggestionabile percepisce il vuoto, la forzatura, l’odore stantio della macchina del fango.
E anche chi non ama e apprezza Fico finisce per pensare che forse sì, stavolta hanno davvero esagerato.
E così, pensando di fare un’operazione di agenda setting e di distogliere l’attenzione dei campani da una pessima manovra finanziaria, Fratelli d’Italia ha fatto l’unica cosa che non doveva fare: trasformare Fico nella vittima di un attacco stupido quanto inefficace.
Gli hanno regalato empatia, visibilità e perfino un po’ di simpatia. Tutto gratis. Complimenti al reparto comunicazione, proprio bravi non c’è che dire.
A questo punto non so se sia più stupido chi ha ideato questa “strategia” o chi la sta rilanciando con ossessività dopo 3 giorni.
Perché se qualcuno, a Roma o a Napoli, ha creduto che un “gozzo” potesse affondare una candidatura o sovvertire l’esito di una competizione che sembra, oramai, scontato, allora siamo messi male o meglio, sono messi male. Ma male, male, male.
In poco più di un mese hanno ridotto la politica a gossip, la propaganda a meme, la campagna elettorale a caricatura e si sono, praticamente, autoaffondati altro che remuntada.



