Texas, qualcosa si è rotto nel fortino di Trump

Dalle elezioni suppletive arriva un segnale politico pesantissimo: anche nel cuore dell’America repubblicana l’onda trumpiana comincia a perdere presa

Alla fine è successo davvero. Non in uno Stato in bilico, non in una roccaforte progressista. Ma in Texas. Il Texas profondo, conservatore, “republicanissimo”. Eppure, nelle elezioni suppletive di inizio febbraio, i democratici hanno piazzato un clamoroso 2-0 che suona come un campanello d’allarme per il Partito Repubblicano e, soprattutto, per Donald Trump.

Il caso più eclatante è quello di Taylor Rehmet. Sindacalista, veterano dell’aeronautica, profilo lontanissimo dagli stereotipi liberal delle coste. Rehmet ha ribaltato il distretto di Fort Worth con un netto 57% contro il 43% della candidata trumpiana Leigh Wambsganss. Un dettaglio non secondario: quello stesso distretto era stato vinto da Trump con 17 punti di vantaggio appena nel novembre 2024. Tradotto: una oscillazione di oltre 30 punti in due anni. Politicamente mostruosa.

Non è stata una vittoria di misura, né un incidente statistico. È stato uno schiaffo secco. E ha colpito un’area simbolica come la contea di Tarrant, vicino Dallas, da anni considerata terreno sicuro per i repubblicani. Rehmet ha parlato chiaro ai suoi sostenitori: «Questa vittoria è dei lavoratori comuni». Un messaggio semplice, diretto, che evidentemente ha fatto breccia anche tra elettori che fino a ieri votavano dall’altra parte.

E non è finita lì. A Houston, nel 18° distretto congressuale, il democratico Christian Menefee ha conquistato un seggio alla Camera federale, vincendo una sfida tutta interna al Partito Democratico ma politicamente rilevante. Il risultato riduce ulteriormente la già fragile maggioranza repubblicana: oggi la Camera è divisa 218 a 214. Un equilibrio instabile, che rende ogni voto una potenziale trappola per lo speaker Mike Johnson.

Trump, come spesso accade quando le cose vanno male, ha provato a sfilarsi. Dopo aver elogiato pubblicamente Wambsganss e averne rivendicato l’endorsement totale, il giorno dopo la sconfitta ha minimizzato: “È una corsa locale del Texas”. Peccato che solo 24 ore prima avesse chiesto ai texani di mobilitarsi per lei sui suoi social. La marcia indietro è stata rapida quanto poco credibile.

Dentro il Partito Repubblicano, però, il messaggio è arrivato forte e chiaro. Il vicegovernatore Dan Patrick ha parlato apertamente di “campanello d’allarme”. E non a caso. Perché queste elezioni speciali si inseriscono in una serie di risultati sorprendenti che, dal Maine alla California, stanno premiando i democratici ben oltre le aspettative.

Il dato politico di fondo è semplice, e per Trump inquietante: una parte dell’elettorato americano sembra già stanca. Stanca dei toni, stanca della polarizzazione permanente, stanca di una leadership che promette forza ma produce solo conflitto. I sondaggi lo confermano: il gradimento del presidente resta inchiodato attorno al 40%, con una maggioranza di cittadini che boccia la sua gestione di economia, politica estera e immigrazione.

Il Texas non è ancora blu. Ma qualcosa si è incrinato. E quando anche le roccaforti iniziano a scricchiolare, nessun fortino può dirsi davvero al sicuro.

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