Zohran Mamdani alla guida di New York: il sogno progressista ora deve diventare realtà

Dal giuramento notturno in una stazione dismessa ma bellissima della metro alle promesse su affitti, trasporti e asili: il nuovo sindaco sfida il costo della vita nella città più complessa d’America

Poco dopo la mezzanotte del 1° gennaio, Zohran Mamdani ha pronunciato il suo giuramento da sindaco di New York in un luogo tutt’altro che casuale: una stazione della metropolitana dismessa. Niente sfarzo, poche decine di presenti, ma un messaggio chiarissimo. Da lì, da un’infrastruttura dimenticata, Mamdani vuole ripartire per rimettere in moto la città. Più tardi ci sarà una cerimonia pubblica, ma il segnale politico è già arrivato forte e diretto.

A 34 anni, socialista democratico, musulmano, di origine indiana e nato in Uganda, Mamdani è l’emblema del cambiamento che molti elettori aspettavano. Fino a poco più di un anno fa era quasi sconosciuto, poi una campagna elettorale potente sul piano comunicativo lo ha portato dritto al City Hall. Ora, però, la narrazione non basta più: conta solo la prova dei fatti.

Il cuore del suo programma ruota intorno a una parola chiave: affordability, la sostenibilità del costo della vita. Tre le promesse simbolo. Primo: asili nido e scuole dell’infanzia gratuiti per tutti i bambini da 6 settimane a 5 anni. Secondo: autobus cittadini gratuiti e più veloci. Terzo: stop agli aumenti degli affitti per circa un milione di appartamenti.

Obiettivi ambiziosi, forse persino temerari. Garantire asili gratuiti costerebbe circa 6 miliardi di dollari l’anno, una cifra enorme anche per una città con un bilancio da 116 miliardi. L’esperienza dell’ex sindaco Bill de Blasio, che introdusse gradualmente la gratuità per i bambini di 3 e 4 anni, insegna che servono tempo, personale qualificato e risorse stabili. Mamdani promette stipendi più alti per educatrici ed educatori e una partenza graduale dai quartieri popolari. In gioco c’è molto: a New York un asilo può costare oltre 20mila dollari l’anno, spesso più dell’affitto. Renderli gratuiti significherebbe anche riportare migliaia di donne nel mercato del lavoro.

Ma il sindaco non può farcela da solo. Per finanziare il piano dovrà convincere la governatrice Kathy Hochul e la legislatura statale ad aumentare le tasse su ricchi e grandi aziende. Hochul, moderata e in cerca di rielezione, è prudente: più aperta sulle imposte alle imprese, molto meno su quelle personali. È qui che si gioca una partita decisiva.

Lo stesso vale per gli autobus gratuiti, un progetto da circa 800 milioni di dollari. Mamdani li vede come alternativa reale all’auto privata, da rendere più rapidi grazie alla congestion charge e a un sistema di salita più efficiente. Funzionò, in parte, quando da deputato statale sperimentò la gratuità su alcune linee. Ma ora la scala è tutta un’altra cosa.

Infine, gli affitti. Bloccarne gli aumenti significa intervenire su un sistema che coinvolge due milioni di persone. Il problema non è solo politico, ma anche temporale: molti membri del comitato che decide i tetti sono stati nominati dal sindaco uscente Eric Adams e resteranno in carica ancora per anni. Gli inquilini applaudono, i proprietari protestano e avvertono: meno entrate oggi, più degrado domani.

Intanto Mamdani costruisce la sua squadra cercando equilibrio tra esperienza e rottura. Accanto a veterani come Dean Fuleihan, punta su volti giovani e fedeli come la capa di gabinetto Elle Bisgaard-Church. Conferma figure lontane dal suo mondo politico, come la capo della polizia Jessica Tisch, e lancia messaggi simbolici con nomine che fanno discutere. Non tutto è filato liscio, e le prime polemiche non sono mancate.

Ora il tempo delle aspettative è finito. Davanti a sé Mamdani ha otto anni potenziali per dimostrare che il cambiamento non è solo uno slogan. Se riuscirà, New York potrebbe diventare un laboratorio globale. Se fallirà, resterà l’ennesima grande occasione mancata.

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