Non è successo in tre mesi

L’uscita della Regione Campania dal piano di rientro della Sanità è una notizia importante, che meriterebbe onestà intellettuale e rispetto per la verità dei fatti.

Per oltre dieci anni la sanità campana è stata commissariata, schiacciata da debiti, sprechi e disorganizzazione. Uscire dal piano di rientro non è stato di certo un automatismo, ma il risultato di una lunga e dura stagione di risanamento finanziario e anche di riorganizzazione della rete ospedaliera, che ha ovviamente generato anche una serie di critiche.

In questa storia, piaccia o non piaccia, il protagonista principale è stato l’ex presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca.

Adesso sicuramente qualcuno dirà che miglioramenti non se ne vedono, che i pronto soccorso sono saturi, che la gente sta sulle barelle — ed io aggiungo che ce la vedrete ancora a lungo, come la si vede a Milano, a Genova, a Torino, in quanto la sanità pubblica in tutto il Paese è in grossa difficoltà, cosa che meriterebbe una riflessione ampia che non riguarda solo la Campania.

Però i numeri sono numeri e qualcosa dicono: il debito sanitario è stato sicuramente ridotto, i conti hanno trovato il loro equilibrio, sono in cantiere nuovi ospedali, assunzioni, le stesse liste d’attesa sono andate in leggero miglioramento, non si è più commissariati.

Ripeto: non significa che la sanità campana sia diventata perfetta, non lo è, ma significa che è uscita da una condizione straordinaria e drammatica che durava da anni. E questo risultato ha una paternità politica e amministrativa precisa.

Per questo motivo stupisce non poco l’atteggiamento di chi oggi rivendica meriti che non gli appartengono o ridimensiona il lavoro fatto negli anni precedenti. Il mio riferimento va alle dichiarazioni del presidente Fico, che ha voluto sottolineare il lavoro fatto in questi tre mesi dalla sua giunta rivendicando risultati inesistenti sull’argomento, senza riconoscere adeguatamente il lavoro lungo svolto dalla Regione negli anni della presidenza De Luca.

In politica si può essere avversari, ci possono stare antipatie, rancori, ma le cose sono quelle che vedi.

Il piano di rientro non lo chiude chi fa una dichiarazione, lo chiude chi rimette in ordine i conti per anni, chi firma atti amministrativi, chi taglia sprechi, chi riorganizza la macchina sanitaria, chi si assume la responsabilità di decisioni spesso impopolari.

Perché la politica passa, gli incarichi passano, le stagioni cambiano. Ma i fatti restano.

E i fatti dicono che la Campania esce dal piano di rientro dopo anni di risanamento e sacrifici.
I fatti dicono che questo risultato ha una storia. E quella storia, che piaccia o no, ha un nome e un cognome.

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