Un progetto editoriale di resistenza culturale nato per restituire voce e memoria all’Agro Sarnese-Nocerino. Ricordare questa esperienza significa credere nella cultura come strumento di trasformazione, nel territorio come comunità viva, nella memoria come futuro possibile
La nascita dei Quaderni dell’Agro non può essere compresa senza immergersi nel vissuto e nella visione culturale del loro ideatore, Franco G. Forte. Fondatore della casa editrice Oèdipus, Forte fu intellettuale, attivista culturale e operatore editoriale profondamente radicato nel territorio dell’Agro Sarnese-Nocerino. Il suo progetto editoriale nacque come espressione concreta di un impegno civile e intellettuale: mettere ordine, dare voce e “portare fuori” la straordinaria ricchezza culturale, storica e sociale di un territorio spesso incompreso o sottovalutato.
I Quaderni dell’Agro, avviati nel 2012, rappresentarono un tentativo alto e rigoroso di recupero della memoria collettiva dell’Agro, con l’ambizione di inserirla nel più ampio panorama culturale campano e nazionale. Era una rivista periodica raffinata, curata nei minimi dettagli, che raccoglieva contributi di storici, studiosi, giornalisti, artisti, educatori, offrendo uno spazio strutturato al confronto e alla riflessione. Non si trattava di una semplice pubblicazione locale, ma di un progetto editoriale con una visione strutturata, pensata per durare, per radicarsi nel tempo e nei territori, per costruire ponti tra generazioni e comunità.
In un momento storico in cui le identità locali venivano messe alla prova dalla globalizzazione, i Quaderni dell’Agro cercavano di valorizzare la singolarità dell’Agro Nocerino-Sarnese, offrendo strumenti critici per comprenderne il passato e stimolarne la rigenerazione. Ogni numero aveva oltre 100 pagine e raccoglieva saggi, ricerche storiche, documenti d’archivio, studi su tradizioni locali, archeologia, personaggi, eventi e aspetti socio-culturali del territorio.
Franco G. Forte e la cornice esperienziale dell’editore militante
Franco G. Forte non è stato semplicemente un editore. La sua formazione umanistica, la militanza culturale, il profondo senso civico e l’attaccamento alla terra natale lo hanno reso un punto di riferimento per l’intero Agro Sarnese-Nocerino. Nato e cresciuto in un contesto socialmente vivace, Forte ha saputo coniugare passione e competenza, creando un progetto editoriale che parlava non solo al territorio ma anche al Paese intero.
Le sue radici familiari e il suo vissuto personale si intrecciavano profondamente con la storia sociale e culturale dell’Agro. Ogni sua iniziativa, dalla nascita della casa editrice Oèdipus fino ai Quaderni dell’Agro, era fondata su un’idea precisa: che la cultura dovesse essere una leva di emancipazione collettiva. Per Forte, l’editoria non era un mestiere neutro, ma una pratica militante, una forma di cittadinanza attiva. La qualità del prodotto editoriale – nella grafica, nella carta, nella cura redazionale – era parte integrante della sua visione: la bellezza come veicolo di contenuto e di dignità.
Oèdipus nasce nel 1997 per farsi testimone dei percorsi nuovi e, non di rado, sperimentali sui quali si sono incamminati in Italia i linguaggi della poesia e della narrativa. Accompagnano tale vocazione l’interesse per testi rari e nascosti ed una spiccata inclinazione verso la ricerca storico-culturale. C’è anche un’adesione dichiarata ai temi e motivi espressi dalla letteratura e cultura latinoamericana, insieme alla decisione di mantenere viva l’attenzione sulla drammaturgia, non solo nazionale. Oèdipus pubblica mediamente 22-25 titoli all’anno, oltre a tre periodici: Lo stato delle cose (pensiero critico e scritture), Trivio (poesia, prosa, critica) e i Quaderni dell’Agro (documenti e studi sull’area sarnese-nocerina e sul territorio campano).
I Quaderni dell’Agro rappresentano quindi la parte più “territoriale” e storico-documentaria del catalogo di Oèdipus. Ogni numero include saggi, studi monografici, recensioni, inserti speciali e, talvolta, comunicazioni o contributi promozionali, sia pubblici che privati, con possibilità di accordi personalizzati con l’editore. Gli articoli e i contributi vertono su tematiche quali:
- storia locale (dall’antichità all’età contemporanea);
- archeologia e patrimonio artistico;
- folklore, tradizioni, dialetti;
- economia, società, agricoltura, industria locale;
- figure storiche e intellettuali;
- documenti inediti e fonti d’archivio;
- memoria collettiva e paesaggio.
L’Agro Sarnese-Nocerino come soggetto politico e culturale unitario
Gli anni a cavallo del Duemila rappresentano per l’Agro una fase di intensa vitalità. L’esperienza dei Patti Territoriali, la collaborazione tra comuni, la logica comprensoriale e di aria vasta, il “sogno” della Città dell’Agro: tutto lasciava intravedere una nuova stagione in cui il territorio si stava costituendo come soggetto politico-culturale unitario. Cittadini, amministratori, imprenditori, scuole e associazioni collaboravano in una rete fitta e attiva.
La programmazione negoziata venne in quest’area recepita con intelligenza e capacità progettuale. La creazione di strumenti sovracomunali diede forma a una visione sistemica orientata alla valorizzazione integrata delle risorse territoriali. Il fervore culturale e associativo si manifestava in festival, pubblicazioni, reti civiche, centri di documentazione. I Quaderni dell’Agro nascono, anche, sullo sfondo di questo orizzonte e ne interpretano, culturalmente, lo spirito più autentico.
Le sue pagine, non sono una mera raccolta di saggi, ma un atlante di esperienze, un archivio del possibile.
Una classe dirigente diffusa e una cittadinanza attiva
A rendere possibile questa stagione furono anche le persone. L’Agro poteva contare su una classe dirigente diffusa, fatta di amministratori generosi, di professionisti stimati, di imprenditori illuminati, di docenti e intellettuali di grande livello. La cultura civica era viva: nascevano comitati, riviste, festival, forum giovanili, esperienze scolastiche avanzate, associazioni e movimenti.
Alcuni sindaci e politici dell’epoca si distinsero per visione riformatrice e spirito di servizio, gli ordini professionali e le associazioni di categoria si impegnavano in attività pubbliche, i centri culturali erano spazi di dibattito e inclusione. Il territorio non era spettatore, ma protagonista.
I Quaderni attingevano a questo patrimonio umano, diventando essi stessi strumento di documentazione e di valorizzazione di queste esperienze. Non a caso, le sue pagine riportavano testimonianze, interviste, documenti, riflessioni che narravano una cittadinanza attiva e consapevole. Vi si leggeva l’ambizione – mai retorica – di costituire una comunità critica, consapevole, capace di interrogarsi e agire.
Il declino e il ritorno dei localismi
Progressivamente quella stagione inizia lentamente a spegnersi. I comuni si richiudono su sé stessi, il campanilismo torna a essere la cifra dominante della politica locale.
Questo arretramento non è solo politico, ma culturale. A diminuire non sono solo le risorse economiche, ma il livello della discussione pubblica, la qualità dell’amministrazione, il senso di responsabilità diffusa. Si assiste a un progressivo ripiegamento: la città dell’Agro si dissolve nel ritorno al particolarismo.
I Quaderni dell’Agro, che avevano cercato di offrire uno spazio di pensiero unitario e di narrazione collettiva, si trovano progressivamente a svolgere una funzione non solo culturale ma anche di supplenza “politica”, in un contesto sempre più disgregato. Proprio per questo, assumono una funzione di testimonianza e resistenza: l’intellettuale che scrive, l’insegnante che ricerca, il cittadino che documenta si oppongono con la parola e la memoria alla frammentazione.
La crisi culturale della carta stampata
Nel frattempo, la crisi della carta stampata e dell’approfondimento culturale travolge anche le riviste di territorio. Le abitudini di consumo dell’informazione cambiano: informazione always on, gratuita, frammentata, ubiqua, disintermediata. Il pubblico si disabitua alla lettura lunga, alla complessità, alla mediazione.
L’effetto è devastante per le piccole riviste culturali. La distribuzione diventa più difficile, la stampa più costosa, i lettori meno disposti all’acquisto. Il valore simbolico della carta viene progressivamente eroso da una cultura dell’istantaneità. La conoscenza si frammenta, l’analisi viene sostituita dal commento, il documento dallo slogan.
I Quaderni dell’Agro, con le loro oltre cento pagine di contenuti di qualità, sembrano appartenere a un’epoca diversa. Eppure, proprio per questo, rappresentano un presidio prezioso di resistenza culturale. Un esempio raro di come si possa ancora costruire sapere territoriale attraverso rigore, profondità, pluralismo.
La necessità di una responsabilità civile condivisa
Oggi, più che mai, emerge la necessità di recuperare la memoria storica e rilanciare la missione dei Quaderni dell’Agro. Non si tratta solo di celebrare il passato, ma di proseguire quella visione con nuovi strumenti, con un livello diverso di padronanza e di consapevolezza.
Non basta la nostalgia. Occorre un progetto. Un nuovo laboratorio civico, che coinvolga università, scuole, associazioni, editori, istituzioni locali. Un forum permanente per la narrazione e la riflessione territoriale. Dove si studi, si pubblichi, si discuta, si progetti.
La cultura non è un lusso. È una condizione della democrazia. I Quaderni erano (e possono essere ancora) il perno di questo ecosistema: non come oggetto cartaceo da conservare, ma come pratica collettiva da rinnovare.
Dare valore a Franco G. Forte e alla sua eredità culturale
In questo percorso, è fondamentale riconoscere e valorizzare la figura di Franco G. Forte. Non solo come fondatore dei Quaderni, ma come intellettuale militante che ha saputo interpretare e stimolare una visione del territorio alta, generosa, moderna. Forte è stato un visionario con metodo, un editore che credeva nella qualità, nel rigore, nella funzione civica dell’editoria.
Occorre organizzare momenti pubblici in sua memoria, raccogliere i suoi scritti, catalogare il suo archivio, diffondere le sue idee. La sua figura può ispirare le nuove generazioni di operatori culturali, insegnanti, cittadini. Può essere il simbolo di un’idea di cultura radicata, libera, generosa.
La sfida del futuro: ricostruire un’idea di Agro
Il futuro non è scritto, ma è possibile. La vera sfida è riattivare un senso di appartenenza territoriale condiviso, superando i localismi senza cancellare le specificità. Unire, non uniformare. Fare sistema, senza perdere identità. Ritrovare il coraggio della visione e della progettazione collettiva.
Serve una nuova alleanza tra istituzioni, cittadini, scuole, imprese, associazioni, operatori culturali e, perché noi, movimenti e partiti politici. Serve un nuovo patto civico. Occorre tornare a pensare il territorio come un insieme coerente, dotato di visione, capace di attrarre talenti e generare bellezza.
Come negli anni ’90 vi fu l’effervescenza, e poi è giunta la disillusione, oggi può e deve esserci il tempo della ricostruzione. Una ricostruzione lenta, paziente, radicale, ma possibile.
Conclusione: un lascito da rilanciare
I Quaderni dell’Agro, Oèdipus, la figura di Franco G. Forte ci parlano ancora. Parlano a chi ha a cuore l’identità dell’Agro Sarnese-Nocerino, a chi crede che la cultura sia ancora uno strumento di trasformazione, a chi vuole costruire futuro partendo dal senso profondo della memoria.
Preservare quell’esperienza non è solo un atto di rispetto. È un gesto politico, nel senso più alto: ridare voce a un territorio, costruire alleanze civiche, difendere il diritto alla complessità e alla bellezza.
Franco G. Forte ci ha lasciato una traccia. Sta a noi seguirla, rinnovarla, rilanciarla. Perché un altro Agro è possibile e la cultura, ancora una volta, può essere la sua architettura.



