La balla del condono dei fratelli di …

Una promessa irrealizzabile trasformata in propaganda elettorale: il “condono 2003” è un bluff che prendei in giro i cittadini campani

Ci sono momenti in cui la politica smette persino di nascondersi e sceglie deliberatamente di prendere in giro i cittadini. La proposta di Fratelli d’Italia di riaprire il condono edilizio del 2003 rientra esattamente in questa categoria: una mossa costruita per intercettare voti in Campania, sapendo già che ciò che si promette non potrà essere mantenuto. Non è solo propaganda; è qualcosa di peggio, perché si basa sulla consapevolezza che la promessa è irrealizzabile nella maggior parte dei casi.

La narrazione pubblica è studiata: “Ripariamo l’ingiustizia del 2003, diamo risposta alle famiglie rimaste in sospeso”. Una frase suggestiva, certo, ma del tutto fuorviante. Peccato che tutti – compresi i promotori dell’emendamento – sappiano perfettamente che riaprire oggi quella sanatoria è tecnicamente impossibile nella stragrande maggioranza dei casi. Negli ultimi vent’anni la Campania è diventata una delle regioni con il maggior numero di vincoli ambientali, paesaggistici e idrogeologici: aree completamente incondonabili per legge e per giurisprudenza costituzionale consolidata. Ed è proprio lì che si concentra la gran parte degli immobili per cui oggi si pretende di “riparare un’ingiustizia”.

Siamo dunque di fronte a un bluff politico, che utilizza il condono come un vecchio jolly da campagna elettorale. Chi propone questa misura sa perfettamente che l’articolo 9 della Costituzione e le sentenze della Corte costituzionale rendono impossibile qualsiasi sanatoria in aree vincolate; sa che anche nel 2003 la Campania non recepì il condono; sa che oggi, con vincoli triplicati, sarebbe ancora più proibitivo farlo. Ma l’importante non è risolvere un problema: è far credere di volerlo risolvere. È vendere una speranza impossibile, una soluzione che non esiste.

C’è poi un altro dettaglio decisivo: per applicare la riapertura del vecchio condono serve una legge regionale. Lo Stato annuncia, ma è la Regione a dover approvare e rendere effettiva la misura. Se non lo fa, il condono non esiste. Dunque, la domanda è inevitabile: perché rilanciare un condono che potrebbe essere automaticamente bloccato a livello regionale? La risposta è disarmante nella sua semplicità: non interessa davvero applicarlo, interessa solo usarlo come leva elettorale.

Questa operazione non rappresenta alcun atto di giustizia verso i cittadini campani, ma un espediente politico che sfrutta il disagio abitativo e la frustrazione accumulata in vent’anni di incertezze amministrative. Prima si lascia proliferare l’abusivismo per mancanza di regole chiare, poi si alimenta l’attesa di una sanatoria, infine si scarica la responsabilità su norme, tribunali o Regioni. Nel frattempo le famiglie restano sospese, senza soluzioni vere e con l’ennesima illusione elettorale sulle spalle.

La Campania non ha bisogno di condoni impossibili. Ha bisogno di regole urbanistiche chiare, politiche della casa serie, pianificazione del territorio, e di un rapporto finalmente adulto tra istituzioni e cittadini. La riapertura del condono del 2003 non risolve nulla: aggiunge confusione, alimenta illusioni e tradisce la dignità di una regione che merita proposte vere, non specchietti per le allodole. È l’ennesima promessa impossibile spacciata per soluzione, utile solo a chi la fa, mai a chi la riceve.

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