Colpire i morti è facile, cancellare la memoria meno

Maurizio Gasparri attacca Enrico Berlinguer perché non può rispondere: un atto di miseria politica che descrive il personaggio e svilisce il dibattito politico

C’è una differenza netta, quasi fisica, tra la critica politica e il giudizio morale. È una linea sottile, ma decisiva. E quando viene oltrepassata, non resta una semplice polemica: resta una ferita nel discorso pubblico.

Le parole pronunciate da Maurizio Gasparri in televisione, durante L’Aria che tira, vanno esattamente in questa direzione. Definire Enrico Berlinguer “non onesto” perché legato ai finanziamenti sovietici non è una lettura storica. È un’accusa morale ed è questo il punto.

Non si tratta di assolvere o condannare una stagione della Guerra Fredda. Quella storia è complessa e riguarda tutti. Per decenni, i partiti italiani si sono mossi dentro una logica di blocchi: l’“oro di Mosca” per il PCI, i finanziamenti americani per la DC, l’area di governo e non solo. Era un sistema globale, non una scelta individuale. Ridurre tutto a un’etichetta morale, oggi, significa semplificare fino a falsare.

Berlinguer, però, non è ricordato per questo. È ricordato per aver messo in discussione quel sistema, per aver parlato apertamente dell’esaurimento della spinta propulsiva sovietica, per aver rivendicato l’autonomia del PCI. E soprattutto per aver pronunciato, quando non conveniva a nessuno, quelle due parole che ancora oggi pesano come un macigno: Questione morale.

Non era uno slogan, era una denuncia contro la degenerazione dei partiti, contro l’occupazione dello Stato, contro la confusione tra interesse pubblico e potere privato. Una posizione che non portò consenso facile, ma isolamento. Ed è proprio da lì che nasce la sua reputazione di uomo integerrimo.

Tanto che, alla sua morte, nel 1984, anche gli avversari più duri seppero distinguere. Giorgio Almirante, simbolo della destra italiana, si mise in fila alle Botteghe Oscure per rendere omaggio al feretro di Berlinguer. Non per condivisione ideologica, ma per rispetto umano e politico. Una lezione che oggi sembra dimenticata.

Dire che Berlinguer “non era onesto” non colpisce solo lui, colpisce l’idea che possano esistere differenze etiche nella politica, ,che non tutto sia fango, che qualcuno (non l’unico) abbia provato a tenere insieme rigore, misura e responsabilità.

Berlinguer non può rispondere ma la memoria collettiva sì. E ricorda un uomo che, piaccia o no, ha rappresentato una politica più alta di quella a cui siamo abituati oggi.

La Storia lo ha già collocato, le parole, invece, restano e lasciano un segno. Non su chi non c’è più, ma sul clima civile di questo Paese.

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