Economista, docente universitario, intellettuale antifascista. Una storia che ha attraversato il primo Novecento e che, come quella di altri nocerini, è stata completamente rimossa.
C’è un momento, in ogni comunità, in cui guardarsi indietro non è un esercizio nostalgico. È una scelta consapevole, quasi una presa di posizione. È il momento in cui la memoria smette di essere racconto e diventa strumento politico, capace di interrogare il presente e orientare il futuro.
Perché una comunità che non conosce la propria storia non è semplicemente più povera: è più fragile, più esposta alle semplificazioni, più incline a ripetere errori già compiuti. E, soprattutto, rischia di non riconoscere più sé stessa.
Questo è l’impegno che, da qualche mese, stiamo portando avanti come associazione attraverso il progetto “Gocce di Memoria”.
Anche la biografia di Giuseppe Vicedomini, che ho scritto insieme ad Angelo Verrillo, nasce esattamente da questa esigenza. O meglio dalla “urgenza” di rimediare a una rimozione ingiusta, di restituire alla città una figura centrale del suo Novecento politico e sociale.
Ma ogni ricerca seria ha una conseguenza inevitabile: non chiude, apre nuove domande.
È proprio dentro quel lavoro che è emerso un altro nome. Non cercato, ma impossibile da ignorare: Carlo Cassola.
Economista, docente universitario, intellettuale antifascista. Ma anche amministratore locale, protagonista diretto della vita politica cittadina in uno dei passaggi più delicati della storia italiana.
Eppure oggi, a Nocera Inferiore, il suo nome è sconosciuto; sostanzialmente assente dal dibattito pubblico degli ultimi 50 anni. Questo non è un dettaglio, è un problema.
Cassola nasce da una famiglia profondamente inserita nelle istituzioni: il padre Michele è magistrato e pretore, uomo dello Stato; la madre Ernesta Sellitti appartiene alla borghesia nocerina. Cresce quindi dentro una cultura della responsabilità pubblica che non resta astratta, ma si traduce in impegno concreto.
Tra il 1920 e il 1922 è consigliere comunale. Non in una fase qualsiasi, ma nel momento in cui lo Stato liberale entra in crisi e il fascismo comincia a imporsi anche nei contesti locali. Cassola non osserva da lontano: è dentro quella dinamica, ne comprende la portata, ne coglie i rischi.
Siede tra i banchi della minoranza liberale mentre la città è guidata da Giuseppe Vicedomini. Due visioni diverse, ma entrambe ancora dentro un perimetro democratico destinato a crollare di lì a poco.
E infatti il punto di rottura arriva rapidamente.
A Nocera, come in molte realtà italiane, la borghesia professionale che aveva sostenuto il sistema liberale finisce per favorire, o comunque accettare, l’ascesa del fascismo. È un passaggio decisivo, che segna la trasformazione della città in tempi rapidissimi.
Cassola non si adegua, resta nel campo del liberalismo democratico, mantiene i rapporti con figure come Giovanni Amendola e Francesco Saverio Nitti, e si colloca tra quei pochi che scelgono apertamente l’opposizione al regime.
E’ tra i primi 40 firmatari del il Manifesto degli intellettuali antifascisti (foto a destra) promosso da Benedetto Croce.
Denuncia la violenza fascista e il comportamento delle classi dirigenti locali, descrivendo una città che cambia volto sotto la pressione della forza e della paura.
Non è una posizione teorica. È una scelta politica precisa, che comporta isolamento e marginalizzazione.
Ed è proprio qui che emerge il nodo centrale.
La storia di Cassola non è solo la storia di un individuo dimenticato. È il riflesso di un processo più ampio: la rimozione di un’intera stagione politica e culturale della città.
Perché Cassola non è un caso isolato. Attorno a lui esisteva una rete di amministratori, professionisti, intellettuali che rappresentavano il liberalismo meridionale e che il fascismo ha rapidamente dissolto. Una rete che non è mai stata realmente ricostruita nella memoria pubblica.
Il risultato è evidente, Nocera Inferiore è stata, nel Novecento, un luogo di elaborazione politica reale, capace di esprimere figure inserite nel dibattito nazionale. Eppure oggi quella stagione è quasi invisibile. I suoi protagonisti sono stati, nella migliore delle ipotesi, trascurati; nella peggiore, completamente rimossi.
È dentro questa consapevolezza che si colloca il progetto Gocce di Memoria.
Non un’operazione nostalgica, ma un lavoro necessario: ricostruire fatti, riportare alla luce documenti, restituire complessità. Perché senza memoria non c’è identità, e senza identità non c’è capacità di orientarsi nel presente.
La conclusione del lavoro su Vicedomini e l’emersione della figura di Cassola non sono due episodi distinti. Sono parte dello stesso percorso.
Ed è un percorso che, inevitabilmente, continua.
Da circa una settimana ho iniziato, con la mia consueta bulimia da conoscenza, un lavoro sistematico di ricerca su Carlo Cassola: raccolta di fonti, analisi di documenti, studio di carteggi, alberi genealogici, registri anagrafici, pubblicazioni.
Un lavoro ancora in fase iniziale, ma già sufficiente a far emergere un dato chiaro: questa è una storia che merita di essere raccontata.
Se questo porterà alla scrittura di una nuova biografia, lo dirà il tempo. Ma il punto, forse, è un altro.
Il punto è che non è più possibile ignorare.
Perché il modo in cui una comunità seleziona ciò che ricorda e ciò che dimentica non è mai neutrale. È sempre il riflesso di un equilibrio culturale e politico.
E allora la questione diventa inevitabile. Nocera Inferiore vuole continuare a convivere con queste rimozioni, oppure intende finalmente fare i conti con la propria storia?
Non è una domanda retorica. È una scelta.





Una risposta
La figura è l’eredità culturale di una persona che si è spesa per il bene comune e civile di una comunità e’ patrimonio di tutti .
Un dovere ricordare e testimoniare il messaggio ed il pensiero.