Cinque milioni di studenti e lavoratori esclusi dal Referendum sulla Giustizia: una scelta politica, non tecnica, che rivela tutta la paura di chi governa davanti alla partecipazione democratica
C’è un modo silenzioso, ma tremendamente efficace, per svuotare la democrazia senza dichiararlo apertamente. Basta rendere il voto più difficile. O, meglio ancora, impossibile. È quello che ha fatto il governo Meloni con un colpo di mano che grida vendetta: negare il diritto di voto al Referendum sulla Giustizia a circa cinque milioni di cittadini fuorisede. Cinque milioni di italiani che studiano o lavorano lontano dal Comune di residenza. Cinque milioni di vite reali, non numeri.
Tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni in Commissione Affari Costituzionali sono stati bocciati. Uno dopo l’altro. Senza imbarazzo. Senza spiegazioni credibili. Il risultato è semplice e brutale: se sei fuorisede e vuoi votare, arrangiati. Torna a casa. Paga il viaggio. Prenditi giorni di permesso. Sempre che tu possa permettertelo.
Eppure non è la prima volta. Alle elezioni europee i fuorisede hanno potuto votare. Anche al Referendum sul lavoro. Ma ora no. Ora, guarda caso, parliamo di giustizia. E allora le “soluzioni tecniche” spariscono, i tempi diventano improvvisamente troppo stretti, l’organizzazione un problema insormontabile. Strano, no?
La verità è che non si tratta di difficoltà tecniche. È una scelta politica. Precisa. Calcolata. Questo governo sa benissimo che una larga parte dei fuorisede sono giovani, studenti, lavoratori precari. Persone che vivono sulla propria pelle le contraddizioni del Paese. Persone che votano. O meglio: che voterebbero.
Altrove, in Europa, il problema non esiste. Si vota per posta, per delega, persino online. Qui invece si fa marcia indietro. Altro che lotta all’astensionismo. Qui lo si coltiva, lo si incoraggia, lo si organizza per legge. Perché meno persone votano, meglio è per chi governa senza consenso largo.
La domanda allora è inevitabile: di cosa ha paura Giorgia Meloni? Del voto. Del giudizio popolare. Della partecipazione. Perché una democrazia viva è scomoda, imprevedibile, ingestibile per chi mette i propri interessi prima dei diritti.
Escludere milioni di cittadini dal voto non è una svista. È un atto antidemocratico. E chiamarlo “problema tecnico” è un insulto all’intelligenza di chi, nonostante tutto, continua a credere che la democrazia non sia una concessione, ma un diritto.



